L’Identità è l’immagine che il mondo riceve di noi. Se non la controlliamo, è come se fossimo invisibili.

Senza i segni che dimostrano l’esistenza di qualcosa o di qualcuno, l’esistenza stessa diventa un fatto personale, soggettivo. Senza identità siamo dinosauri che non lasciano nessun fossile.

L’Identità è l’esperienza che il mondo ha di noi.
Come prima cosa occorre precisare che esistono due tipi di esperienza: diretta e mediata.
L’esperienza diretta è quella che ci arriva attraverso i nostri sensi: è l’unica esperienza certa, tuttavia è molto limitata. Per tutto il resto, ovvero il 90% di ciò che conosciamo, ci basiamo sull’esperienza mediata.

Dell’esperienza mediata fanno parte le notizie, ciò che ci viene raccontato da amici e parenti, ciò che leggiamo sui libri, sui social e su internet; in altre parole tutto ciò che per arrivare a noi deve passare attraverso un supporto.

PER ESISTERE BISOGNA ESSERE VISIBILI

Ogni singola immagine assume tanti significati quante sono le persone che la vedono. Lo stesso vale per i brani musicali, i film e per ogni parola che viene detta o scritta. Ciò non vuol dire che la verità non esiste, ma ci suggerisce che ogni volta che un messaggio parte e arriva, ciascuno contribuisce a piccole sfumature di significato,  distorsioni in base al fattore soggettivo (come il gioco del telefono senza fili, vi ricordate?).

Riprendiamo ora in esame lo schema in sette elementi della comunicazione: Mittente > Contesto > Tema > Messaggio > Codice > Canale > Destinatario.

… e focalizziamoci sul mittente. A prima vista egli  è solo colui che genera il messaggio, ma utilizziamo  un approccio consapevole, ecco che assume un ruolo fondamentale e può arrivare a controllare e definire tutti gli altri elementi (ad esclusione del contesto).

Uomo Invisibile

Ciò che non si manifesta, non esiste. Come l’uomo invisibile…

Mettendo in relazione questi due concetti, ovvero “esperienza mediata vs diretta” e “i sette elementi della comunicazione” possiamo arrivare a un’altro schema più ampio e semplificato ovvero:

La comunicazione è l’incontro fra due entità differenti, mittente e destinatario, le quali negoziano il valore (significato) di un messaggio (significante) in base alle proprie identità (contesto, tema, codice e canale).

Per questo l’identità è così importante, poiché da sola può influire su quattro dei sette elementi della comunicazione.

Ma perché è così importante?

Se non manifestiamo la nostra identità, non solo non aiutiamo l’interlocutore, ma stiamo eliminando alcuni elementi base della comunicazione. Se la nostra immagine non è chiara e identificabile, diffondiamo contenuti anonimi, privi di riferimenti culturali e stilistici, stiamo togliendo la chiave di lettura, con la conseguenza di disorientare chi ci ascolta. Nella migliore delle ipotesi, in assenza di una nostra immagine l’interlocutore farà ricorso ad altre immagini che già conosce, e ci vedrà come la brutta imitazione di qualcun altro; nell’ipotesi peggiore potrebbe riempire le “caselle vuote” di elementi negativi, o peggio dimenticarsi di noi.

DALLA PERSONALITÀ ALLO STILE

Fin qui il discorso sull’identità si è occupato di chiarire (mi auguro!) i presupposti teorici; ma cosa possiamo fare, concretamente, per strutturare efficacemente la nostra identità?

A livello visibile gli elementi che manifestano l’identità somigliano molto a quelli di una banalissima carta di identità: nome, volto e una serie di dati personali, o connotati, utili a distinguere una identità dalle altre e soprattutto a collegare quell’identità a chi la detiene.

La descrizione di uno Stile è impresa alquanto difficile e solitamente affidata a studiosi che analizzano un certo stile a partire dalle sue manifestazioni esteriori (ad esempio, Liberty, Barocco, Gotico, Ermetico…) ma nel nostro caso dobbiamo fare esattamente l’inverso, ovvero chiarire quale sia il nostro stile, senza imitare nessun altro.

Organizzare e connotare gli aspetti visibili (possibilmente facendo chiarezza prima che si manifestino!) è un compito arduo ma per fortuna possiamo utilizzare un piccolo trucco, cioè focalizzare l’attenzione a un livello profondo, nel quale gli elementi che determinano l’identità sono una manciata!

Occorre dunque partire dalla Personalità e dai suoi elementi fondamentali:

  • Avere una Storia –> il passato, la tradizione, ma soprattutto un punto di partenza dal quale far nascere i propri obiettivi di sviluppo.
  • Avere dei valori –> la distinzione morale tra bene e male, giusto e sbagliato, una visione filosofica, politica e culturale del mondo. Concetti da esprimere e condividere.
  • Avere dei gusti –> la preferenza soggettiva tra bello e brutto.
  • Luoghi, Cerimoniali, Simboli –> meritano un approfondimento a parte, ma questi tre elementi, guarda caso comuni a tutte le religioni, sono il punto di contatto tra la psiche e realtà, tra visibile e invisibile.

L’identità può essere un fatto naturale e personale, e non deve essere annullata. Al contrario, va incoraggiata e lasciata emergere, se necessario anche investendo su di essa.

CONCLUSIONI

Abbiamo visto che l’identità è utilissima nella comunicazione, per aiutare l’interlocutore a dare un senso a ciò che manifestiamo.

Abbiamo anche visto  che  identificarci occorre occorre decidere lo stile, ovvero i colori, forme e contorni,  ogni giacca, camicia e paio di scarpe che indosseremo; quale piatto ordineremo e in quale ristorante e se viaggeremo in limousine o in autobus… ma questo procedimento è talmente lungo e ricco di variabili da risultare poco efficace.

Per questo si fa ricorso agli elementi primordiali della nostra Personalità. Una volta chiariti questi, il resto verrà automaticamente in base al principio di coerenza.

Vedi anche: Personalizzare